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Il black metal non mi ha insegnato chi essere. Mi ha fatto capire chi ero.

Immagine del redattore: Giulia | Svart Desk
Giulia | Svart Desk
3 set
Tempo di lettura: 2 min

Ci sono passioni che arrivano nella tua vita.

E poi ce ne sono altre che ti fanno sentire, per la prima volta, nel posto giusto.

Per me è stato il black metal.

Molti, quando ne sentono parlare, vedono solo la superficie.

L'estetica.

Il nero.

L'aggressività.

Io ci ho visto altro.

Ci ho visto persone disposte a dedicare anni della propria vita a migliorarsi, senza sapere se sarebbero mai state comprese.

Ho visto disciplina.

Rigore.

Studio.

Una ricerca quasi ostinata della qualità.

E, soprattutto, ho visto un profondo rispetto per il lavoro ben fatto.

In quel mondo non mi sono riconosciuta perché amavo una musica.

Mi sono riconosciuta perché ho trovato gli stessi valori che avevo sempre cercato di vivere.

Il black metal non mi ha insegnato chi essere.

Mi ha dato un nome per qualcosa che era già dentro di me.

Per questo, quando ho creato Svart Desk, non ho scelto un nome che suonasse bene.

Ho scelto un nome che mi rappresentasse.

Svart significa "nero".

Ma il nero, per me, non è un colore.

È essenzialità.

È togliere il superfluo per lasciare spazio a ciò che conta davvero.

È la disciplina di continuare a migliorare anche quando nessuno ti vede.

È scegliere la qualità anche quando sarebbe più facile accontentarsi.

È sapere che il valore di un lavoro non dipende dagli applausi che riceve, ma dalla cura con cui è stato costruito.

Questa idea la ritrovo ovunque.

In un musicista che studia per anni.

In un medico che continua a formarsi dopo decenni di professione.

In un avvocato che prepara un fascicolo con la stessa attenzione che dedicherebbe al caso più importante della sua carriera.

In un artigiano che rifinisce un dettaglio che il cliente, forse, non noterà mai.

Professioni diverse.

La stessa etica.

È l'etica che cerco ogni giorno anche nel mio lavoro.

Per questo dedico tempo alle procedure.

Ai controlli.

Alla documentazione.

Alle revisioni.

Sono tutte cose che raramente si vedono.

Ma sono quelle che permettono a un sistema di continuare a funzionare quando arriva la complessità.

Credo che il lavoro ben fatto nasca molto prima del risultato.

Nasca nelle ore di studio.

Nelle prove.

Nelle correzioni.

Nella scelta, ripetuta ogni giorno, di non accontentarsi.

Per questo il black metal, per me, non è mai stato solo musica.

È il luogo in cui ho capito che non ero fuori posto.

Avevo semplicemente trovato una cultura che parlava la mia stessa lingua.


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