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Perché guardo sempre oltre la superficie

Immagine del redattore: Giulia | Svart Desk
Giulia | Svart Desk
1 ago
Tempo di lettura: 2 min

Non so quando ho iniziato a guardare oltre la superficie.

So che, crescendo, mi sono accorta di osservare le persone in modo diverso da molti altri.

Mentre qualcuno si fermava alla prima impressione, io sentivo il bisogno di andare oltre.

Mi interessava capire cosa ci fosse dietro un comportamento, un'espressione, una scelta.

Non per curiosità.

Per comprensione.

Ho sempre pensato che le apparenze fossero un punto di partenza, non un punto di arrivo.

Con il tempo ho capito che questo modo di guardare il mondo non riguardava solo le persone.

Riguardava tutto.

Quando incontro un problema, il mio primo istinto non è trovare una soluzione.

È capire da dove nasce.

Perché ogni conseguenza ha una causa.

E ogni causa racconta una storia.

Lo stesso è successo quando ho scoperto il black metal.

Molti vedevano solo l'estetica.

Io vedevo altro.

Vedevo anni di studio.

Disciplina.

Dedizione.

Persone disposte a migliorarsi ogni giorno, anche senza applausi, senza riconoscimenti, senza la certezza di arrivare da qualche parte.

Mi sono riconosciuta in quell'etica molto prima che in quella musica.

Forse è per questo che Svart Desk porta questo nome.

Non per un'estetica.

Ma per un modo di stare al mondo.

Anche nel lavoro mi porto dietro lo stesso principio.

Prima osservo.

Poi cerco di comprendere.

Solo dopo costruisco una soluzione.

Non credo nell'improvvisazione.

Credo nel metodo.

Nelle procedure.

Nella disciplina.

Nelle fondamenta che nessuno vede ma che sostengono tutto il resto.

Mi capita ancora oggi di cambiare idea sulle persone.

Succede quando qualcuno riesce a smentire una prima impressione con i fatti.

È un promemoria prezioso.

Mi ricorda che guardare oltre la superficie non significa pensare di aver capito tutto.

Significa continuare a osservare con attenzione e avere l'umiltà di rimettere in discussione il proprio sguardo.

Per me è questo il significato di guardare oltre la superficie.

Non fermarsi a ciò che vedono gli occhi.

Lasciare che quello che vedi diventi l'inizio di un percorso fatto di ragione, sensibilità e comprensione.

Perché è solo quando smettiamo di fermarci all'apparenza che iniziamo davvero a conoscere le persone.

E, qualche volta, anche noi stessi.

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